F.A.Q. (DOMANDE FREQUENTI)

CIRROSI EPATICA

Il Gastroenterologo spesso è chiamato a risolvere problematiche di Cirrosi epatica.

Le domande che più frequentemente vengono rivolte allo Specialista Gastroenterologo su questa patologia sono:

  1. Soffro di fegato da vari anni e sono seguito per l’epatite cronica. Perché devo fare continui controlli di sangue ed ecografie del fegato?
  2. Potrò avere una vita normale con la cirrosi epatica? Che cosa è la cirrosi epatica?
  3. A quali conseguenze della cirrosi epatica posso andare incontro?
  4. Quali sono i sintomi della cirrosi epatica che posso avere?
  5. Potrò avere l’ascite a causa della cirrosi epatica?
  6. Come posso accorgermi dell’ipertensione portale?
  7. Che cosa sono le varici esofagee?
  8. Che cosa è l’encefalopatia epatica?
  9. Esiste una terapia della cirrosi epatica?

PREMESSA. Le domande sono esposte in modo metodologicamente scorretto, ma questo è voluto, poiché il paziente esprime i suoi dubbi e le sue richieste senza seguire una metodologia clinica, essendo inesperto del problema medico. E spesso il medico curante e lo specialista Gastroenterologo si trovano a dover dare risposte il più precise possibile ad una serie di domande rivolte tutte insieme e senza una razionalità etio-patogenetica

1. Soffro di fegato da vari anni e sono seguito per l’epatite cronica. Perché devo fare continui controlli di sangue ed ecografie del fegato?

L’epatite cronica è una malattia cronica che va controllata. Se non è possibile guarita con trattamenti medici, antivirali per le forme virali, come l’Interferone e la Ribaverina, essa evolve in cirrosi epatica.

2. Potrò avere una vita normale con la cirrosi epatica? Che cosa è la cirrosi epatica?

La cirrosi epatica rappresenta lo stadio finale di varie malattie croniche del fegato. Il fegato, progressivamente distrutto da infezioni virali, da malattie metaboliche, da malattie immunitarie, sviluppa tutta una serie di cicatrici che sostituiscono le cellule epatiche. E’ la fibrosi.

Questo nuovo tessuto che si sviluppa non è in grado di funzionare normalmente, per cui il fegato tende a divenire non più sufficiente per le necessità dell’organismo.
Tuttavia si può condurre una vita normale, ma anche in questa fase bisogna continuare i controlli per evitare e prevenire le complicanze della complicanze della cirrosi epatica.

3. A quali conseguenze della cirrosi epatica posso andare incontro?

Le conseguenze della cirrosi epatica sono dovute sostanzialmente a due fattori:

1) la perdita progressiva delle cellule epatiche con tessuto fibrotico, per cui il fegato non è più in grado di svolgere le funzioni che normalmente gli competono. Nella cirrosi epatica sarà prodotta poca albumina, una delle cause della ascite; saranno prodotti pochi fattori della coagulazione (da qui la tendenza alle emorragie del cirrotico); vi sarà una ridotta capacità del fegato di eliminare sostanze tossiche dall’organismo come la bilirubina (che quando si accumula nell’organismo provoca l’ittero), l’ammonio (una delle cause della encefalopatia epatica) e diversi farmaci.

2) la alterazione della struttura dell’organo e la conseguente compressione e distorsione dei vasi che decorrono all’interno del fegato. Questa è la causa principale della ipertensione portale e della formazione di ascite, delle varici esofagee e gastriche e dell’ingrandimento della milza.

4. Quali sono i sintomi della cirrosi epatica che posso avere?

La cirrosi epatica insorge dopo anni di malattia del fegato. All’inizio, quando la funzione del fegato è ancora sufficiente e non sono ancora comparse le varie complicanze (ascite, emorragia, encefalopatia), il paziente può non presentare nessun sintomo e non accorgersi di essere malato (si dice cirrosi epatica compensata).
In caso di malattia più avanzata predominano i sintomi dovuti alle varie complicanze quali l’ascite, l’ittero, le emorragie, l’encefalopatia epatica. Quando compaiono queste manifestazioni si parla di cirrosi epatica scompensata.

5. Potrò avere l’ascite a causa della cirrosi epatica?

L’ascite è l’accumulo di liquido all’interno dell’addome. È la complicanza più frequente della cirrosi epatica. Si evidenzia con un notevole aumento di volume dell’addome. L’ascite è la conseguenza della ridotta produzione di albumina da parte del fegato e della alterata circolazione del sangue nel fegato. Quando è molto abbondante si può riconoccere alla semplice visita. Quando è poca, solo la ecografia dell’addome permette di valutarne la presenza.
L’ascite si cura con il riposo a letto, con la somministrazione di albumina per via endovenosa e di vari diuretici (farmaci che aumentano la produzione di urina). In taluni casi può essere necessario rimuovere l’ascite pungendo la parete addominale con un ago e aspirando il liquido (paracentesi).

6. Come posso accorgermi dell’ipertensione portale?

L’alterazione della struttura del fegato determinerà una compressione e distorsione dei vasi sanguigni che decorrono nel fegato. Il sangue che giunge al fegato con la vena porta dai vari organi dell’addome (stomaco, intestino, milza) trova un ostacolo e questo farà sì che la pressione nella vena porta aumenti oltremisura.
La conseguenza di ciò è che il sangue ristagnerà nei vari organi dell’apparato digerente (uno dei fattori che provoca l’ascite), la milza si ingrosserà trattenendo piastrine al proprio interno (il paziente cirrotico ha infatti un numero ridotto di piastrine nel sangue), si dilateranno i vasi dell’addome e della parete dell’esofago e dello stomaco che costituiranno dei circoli alternativi, attraverso cui il sangue, che non può andare al fegato, defluirà.
La ipertensione portale può essere valutata con l’ecografia che permetterà di misurare il calibro di alcuni vasi addominali (la vena porta ad esempio) ed il flusso di sangue attraverso questi e con la gastroscopia.

7. Che cosa sono le varici esofagee?

Poiché il sangue non riesce a circolare bene all’interno del fegato si vengono a creare dei circoli alternativi che superano il fegato, ma che determinano il formarsi di grosse vene a livello dell’esofago e dello stomaco. Tali vene possono rompersi determinando delle emorragie imponenti, talvolta mortali.
Per ridurre il rischio di emorragia si cerca di abbassare la pressione all’interno di queste vene con l’uso di farmaci come i beta bloccanti ed i nitrati (gli stessi farmaci che si usano per il cuore).
Quando queste vene si rompono, si cerca di arrestare l’emorragia con la gastroscopia chiudendo le vene con dei laccetti di gomma (legatura endoscopica delle varici esofagee) o iniettando all’interno delle vene sostanze che ne determinano la obliterazione (sclerosi endoscopica). Tale intervento viene effettuato con una gastroscopia. Il paziente con cirrosi epatica deve essere sottoposto periodicamente a gastroscopia per vedere se vi siano varici e quanto queste siano grandi.

8. Che cosa è l’encefalopatia epatica?

L’encefalopatia epatica è una condizione caratterizzata da cattivo funzionamento del cervello come conseguenza del non buon funzionamento del fegato.
Si manifesta con agitazione, confusione, mentale, tremori, sonnolenza, sino al coma. È dovuto al fatto che il fegato non riesce ad eliminare sostanze tossiche prodotte dall’organismo. Tali sostanze raggiungono il cervello e determinano questi effetti. Spesso una encefalopatia può essere scatenata da una infezione, una emorragia, una terapia diuretica troppo intensa o una alimentazione non congrua (ad esempio troppo ricca in proteine).
Poiché molte delle sostanze tossiche che agisco sul cervello vengono prodotte dal metabolismo delle proteine (ammonio ad esempio) e dai batteri presenti nell’intestino, la terapia della encefalopatia è basata su una alimentazione con ridotto contenuto di proteine, e su farmaci che tengano pulito l’intestino (lassativi come il lattulosio e antibiotici che agiscono sull’intestino).

9. Esiste una terapia della cirrosi epatica?

La cirrosi epatica è una malattia che non guarisce. È tuttavia una malattia cronica che consente anche lunghe sopravvivenze, con una buona qualità di vita, purchè le varie complicanze della malattie vengano prevenute, trattate e controllate in modo opportuno. Fintanto che il fegato funziona in modo sufficiente il paziente può vivere bene. Quando il fegato diviene insufficiente o una delle complicanze non è più gestibile con le terapie disponibili, potrà essere presa in considerazione la possibilità di un trapianto di fegato.


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